Fa davvero sorridere
il caso mediatico che in questi giorni sta contribuendo a puntare il dito oltre che i riflettori sul Premio Strega 2026: le presunte o reali affermazioni di Michele Mari sulla defunta Murgia relative al suo aspetto fisico e a quanto esso abbia inciso sul suo pensiero.

Il parallelo più scontato che viene in mente è quello del nostro amato poeta Giacomo Leopardi, per anni e secoli definito pessimista per via delle sue condizioni di salute malferma e per la sua deformità fisica.
Tanto amato, a questo punto, non direi, dal momento che intere generazioni sono state a torto o ragione, dipende dai punti di vista, nutrite e ingrassate con quest’idea, giudizio o pregiudizio, senza che nessuno si sollevasse a dire che il pensiero di una persona è il frutto del suo sentire e non del suo essere o del suo aspetto fisico. Che questo possa contribuire a far maturare un atteggiamento, un approccio alle situazioni, un sistema di idee non c’è dubbio, ma così come potrebbe essere vero il contrario.
Ora il fatto che uno scrittore abbia espresso apertamente in una situazione peraltro informale la propria opinione e per questo sia stato bollato di misoginia lo trovo ridicolo e palesemente contrario all’esercizio del diritto di parola, opinione e quant’altro.
Ogni giorno, a scuola esercitando la professione di educatori e docenti, gli insegnanti più illuminati sperano si alzi una voce forte e chiara che dica motivando la sua osservazione: <Questo autore non è meritevole della mia attenzione, non suscita il mio interesse, non credo possa insegnarmi o lasciarmi nulla…credo sia stato sopravvalutato per anni ai danni di …preferisco approfondire altro>.
E lo sperano pensando anche all’idea che possa riguardare un grande della letteratura.
E questo in virtù del fatto che il nostro è un paese libero e culturalmente evoluto e affermare la propria idea anticonformista o comunque contraria rispetto all’opinione pubblica e comune non significa commettere un peccato mortale, uno di quelli da punire in maniera esemplare, ma semplicemente esercitare il proprio pensiero che può essere anche condivisibile.
Constato invece con delusione che tutto ciò che viene predicato sulla necessità di elicitare nei giovani il pensiero critico e divergente cade sotto i colpi del falso perbenismo e dell’opportunismo o dell’utilitarismo.
Sarebbe più opportuno lasciare ai salotti dei programmi televisivi lo scoop che fa audience e valutare o giudicare altro in un concorso letterario così importante come il Premio Strega.
Basta con questa ipocrisia, basta con i soldatini che fanno ciò che viene detto loro di fare, basta con le pedine di una dama. Vogliamo un’Italia di soggetti PENSANTI, non di pecore UBBIDIENTI, e semmai peccato ci fu, credo si sia trattato di un parere spontaneo scaduto in un luogo comune.


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