Il tempo è tiranno
Dicono..
Io più di lui.
Sfreccia quando
Non deve e si pietrifica quando invece dovrebbe volare.
È dosatore di gioie e dolori.
Anacronia dell’essere
L’uomo, così come gli eventi, è soggetto al tempo, ai suoi salti, alla sua monotonia, ai suoi scherzi e ai suoi accadimenti.
Così facendo subisce sulla sua persona delle azioni che sortiscono effetti più o meno significativi.
La bellezza e la forza fisiche con il passare del tempo sfioriscono e lasciano il passo alla deformità e alla fiacchezza. La lucidità e il senno sbiadiscono all’incalzare della dimenticanza e dell’insania.
La capacità critica e la ragionevolezza si schiantano contro l’impazienza e la prepotenza senile.
Da un punto di vista fisico, questo è quello che succede quando il tempo la fa da padrone e, seguendo il naturale corso degli eventi, accompagna l’uomo dalla nascita alla morte attraverso varie fasi di crescita, maturazione e deterioramento.
Quando invece è l’uomo a impossessarsi del tempo, ecco che quell’entità, quella categoria, quell’unità universale e generale viene soggettivata e asservita agli scopi a cui l’uomo la destina.
A questo punto la domanda da porre è “Come fa l’uomo a comandare il tempo?”
Bene, in svariati modi, con prolessi e analessi, anticipazioni e posticipazioni, sbalzi in avanti e salti all’indietro; con i pensieri, con le emozioni, con i sogni
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